Nonno una sera mi chiamò e mi chiese <<amore di nonno quando torni a Urbino?>>, mancavano pochi giorni alla partenza e già immaginavo i volti tristi dei miei nonni e la voce spezzata dal pianto di nonna.
La sera prima della partenza vennero a casa per salutarmi e, come ogni volta, nonna tutt’a un tratto si mise a singhiozzare, non c’era alcun bisogno di parlare, in quel momento sentivamo soltanto il bisogno di abbracciarci, lei sapeva ed io sapevo, eravamo entrambe un pò sconsolate, gli addii non sono mai facili, caro lettore non ci si abitua mai agli addii, anche se sono temporanei.
Cercai di consolarla, continuava a singhiozzare ma in cuor suo sapeva che sarei tornata, sapeva che il nostro era un arrivederci, sarei sempre ritornata dalla mia famiglia.
Salutare nonno era per me più complicato, vedere le lacrime che scendevano dai suoi occhi faceva male, ma sapeva che dovevo tornare e stringendomi forte in un abbraccio mi disse <<ci vediamo presto amore di nonno>>.
Li accompagnai alla porta e quando ci stringemmo in un ultimo abbraccio ebbi un flashback, la mia mente mi portò indietro nel tempo, mi fece percorrere il cammino dei ricordi e mi vidi sul motorino con nonno, era domenica, ero poco più di una bambina, nonno sorrideva, io ridevo, stavamo andando verso il Gianicolo.
Era quasi mezzogiorno, e come tutte le domeniche sfrecciavamo tra le vie di Roma per andare a sentire il cannone sparare; dopo lo sparo solevamo sederci su una panchina, nonno tirava fuori dalla tasca della giacca la pizza comprata a San Cosimato e tra un sorriso e qualche risata facevo una promessa a me stessa:non avrei mai dimenticato quei momenti.
Ricordo che non volevo mai tornare a casa, desideravo ardentemente che il tempo si fermasse, eravamo lì, sospesi fra il passato e il presente, il Cupolone faceva da sfondo a quegli attimi.
L’una e mezza era appena passata, dovevamo tornare a casa altrimenti nonna si sarebbe infuriata, lasciavamo la nostra panchina col sorriso sul volto e ci incamminavamo verso il motorino respirando a pieni polmoni l’aria frizzantina di Roma.
CAROLAT
