Sono tornata a casa, resto per qualche giorno, questa sera vado al ristorante con i miei nonni.
Entro nel ristorante e con lo sguardo cerco i miei nonni, mi fanno un cenno con la mano e li vedo sorridere, vedere il sorriso sui loro volti mi fa bene al cuore.
Mi avvicino, mi stringono forte in un abbraccio, un abbraccio che sa di casa, un abbraccio che sa tanto di felicità.
Mi siedo, rivolgo il mio sguardo verso i loro volti, volti segnati dal tempo, dalla vita…volti che portano il segno del duro lavoro, dei sacrifici, del dolore, dell’amore.
Come spesso succede quando ci rivediamo dopo un lungo periodo di tempo, mio nonno inizia a parlarmi della sua giovinezza, ed è in quel momento che inizio a perdermi con la mente tra i vicoli di Trastevere e i ricordi di nonno.
Nelle sue rughe scorgo la saggezza delle generazioni passate e nei suoi occhi vedo i ricordi che assieme danzano e riaffiorano per regalare ai nipoti attimi di pura gioia, attimi che conserverò gelosamente nel mio cuore.
Inizia a parlarmi di quando da giovane conobbe mia nonna, nonna era poco più di una bambina, aveva tredici anni e portava ancora i pedalini, tutti la prendevano in giro, pedalinona la chiamavano.
Nonna soleva raccogliere i suoi lunghi capelli in due trecce, era timida, andava a scuola dalle suore, aveva quattro sorelle , il mio bisnonno era un poliziotto conosciuto da tutti i trasteverini per il suo carattere autoritario, le figlie dovevano obbedire al padre altrimenti le avrebbero prese, ne erano spaventate.
Nonno era solare, i lineamenti del volto erano dolci, portava sulle spalle il peso della povertà in cui viveva la famiglia, faceva qualsiasi tipo di lavoro per aiutare i genitori.
I miei nonni sono nati a Trastevere, uno dei rioni più suggestivi della mia città, si sono conosciuti in uno dei suoi vicoli più affascinanti, vicolo del cedro, sono cresciuti mano nella mano e assieme hanno affrontato questo cammino lungo e arduo che è la vita.
Nonno mi racconta delle giornate passate al bar a fare dichiarazioni d’amore alle ciumachelle del rione, indossava il vestito buono e ogni tanto una ragazza ci cascava, iniziavano a frequentarsi ma dopo pochi giorni si stancava, era un birbante mio nonno.
I ricordi continuano a danzare nella mente di nonno e tra un sorso di vino e una forchettata di pasta mi racconta di quella volta in cui decise di intraprendere il percorso per diventare un pompiere, nonostante tutti gli orrori a cui doveva assistere quotidianamente gli piaceva fare il pompiere, era una parte importante della sua vita, non era un semplice lavoro.
Lasciò la caserma poiché nonna era in dolce attesa e non l’avrebbe mai lasciata da sola, credo che questa sia stata una delle prime scelte importanti che dovette fare e credo anche che una piccola parte del suo cuore si penta ancora di tale scelta ma ahimè la vita è cosi, ti pone davanti a un bivio e ti costringe a prendere una decisione.
Avrai sempre qualche rimpianto caro lettore ma l’importante è cercare sempre di fare delle scelte consapevoli e ponderate.
Questa sera nonno mi ha donato una parte importante della sua memoria, una memoria che voglio preservare, per questo motivo sto scrivendo questo breve racconto, affinché l’inchiostro trattenga i ricordi dell’uomo più importante della mia vita dopo mio padre, affinché la mia mente trattenga la memoria di quest’uomo coraggioso che ho di fronte, una memoria che ogni giorno lotta per non essere perduta ed io ti prometto nonno mio adorato che la tua memoria non verrà dimenticata.
Mentre osservo i tratti del suo viso mi soffermo a pensare ai bei momenti che ho passato con nonno quando ero una bambina ma questa lettore mio è un’altra storia.
CAROLAT
